Brucellosi

La brucellosi è una malattia batterica che colpisce bovini, bufali, pecore, capre suini, cani e animali selvatici. È una zoonosi, pertanto è trasmissibile all'uomo.

Responsabili delle infezioni sono sei specie di batteri appartenenti al genere Brucella. Le diverse specie di brucella hanno ciascuna un ospite d'elezione, che ne rappresenta il serbatoio di provenienza e sono divise in diversi sierotipi.

L'uomo è un ospite a fondo cieco, la diffusione interumana è, infatti, molto rara. L'uomo può contrarre la malattia direttamente attraverso il contatto con materiale biologico o animali infetti, oppure indirettamente, alimentandosi con prodotti di origine animale o manipolando attrezzi contaminati.

È anche una malattia professionale, infatti i laboratoristi si possono infettare per via aerogena in laboratorio manipolando le Brucelle, o manipolando materiale proveniente da animali infetto. I veterinari si infettano in allevamento o nei mattatoi, mediante il contatto con animali e/o materiali infetti e per inoculazione accidentale di vaccino.

Negli animali l'infezione primaria è spesso seguita da aborto e infertilità e nel tempo tende a cronicizzare. Gli animali infetti eliminano la brucella tramite l'aborto o il feto, i liquidi e gli invogli vaginali, ma anche attraverso il colostro ed il latte. La trasmissione della malattia, all'interno di un allevamento, avviene tramite ingestione di materiale contaminato. E' possibile la trasmissione per via venerea o la trasmissione congenita e perinatale, con insorgenza di infezione latente.

La trasmissione della malattia in un allevamento precedentemente negativo avviene per l'ingresso di un animale infetto o per mescolamento di animali sani e infetti, come avviene al pascolo durante la transumanza.

Per l'uomo, la via alimentare è la via di trasmissione più comune e il consumo di latte crudo, di suoi derivati (crema, panna, yogurt, burro e gelato) e di formaggio fresco (non fermentato e non stagionato), è la più frequente ed importante sorgente di infezione. Il consumo di carni, anche se derivanti da animali infetti, non rappresenta per l'uomo una via di trasmissione importante.

L'infezione nell'uomo è generalmente caratterizzata da un periodo di incubazione variabile (da alcuni giorni a diversi mesi), cui segue l'insorgenza dei sintomi, come febbre intermittente, malessere generalizzato, brividi, emicrania, dolori muscolari e articolari, debolezza e sudorazione profusa.

Per evitare la cronicizzazione, che spesso consegue all'infezione se non prontamente diagnosticata, è necessario seguire una specifica terapia antibiotica, che generalmente prevede la somministrazione di tetracicline associate a rifampicina, per un periodo di 6-8 settimane.